venerdì, 23 ottobre 2009, ore 12:26

Gli arancini della zia Elle sembrano piccoli soli roventi. Solo a guardarli la pelle si arrossa, il sangue si scalda e la pancia si apre a voragine.
Il profumo dello zafferano trema ancora nell'aria, mentre mi spalmo due gocce di protezione venti sulla faccia.
Zia Elle mi guarda di traverso, le mani indaffarate ad appallottolare sistemi solari di piselli e ragù.
[Che poi, secondo me, la storia del
nucleo solare è un po' una fandonia raccontata agli ingenui. Ché al centro del sole di sicuro c'è la fusione nucleare di piselli, ragù e riso giallo. Mica altro.]
Le sue dita, gli anni si contano in sottili increspature di pelle, si muovono comunque veloci, una sequenza di gesti che provo a rubare con gli occhi. La lingua, però, è ancora più rapida: 
- Azzì, stai zitto ché io
già lo so. 
- Ah sì? E cosa sapresti tu?
- Quello che non dirai mai.
Sorrido e le spio il ruotare del polso che chiude la sfera di riso. Poi scosto una seggia e mi accomodo al tavolo, dove magicamente sono comparsi bicchieri e bottiglia.
Verso da bere e continuo a non dire.
É come una rimpatriata tra veterani di guerra. Non serve parlare.
   
GinocchiaAPunta
giovedì, 24 settembre 2009, ore 16:07

Ginocchia: e fumiamo?    
Fukuda: sì, direi che ci vuole, ora, una paglia.
Ginocchia: [si stende su un quadrato di aghi di pino, accende e sospira una nuvola grigia che rimane sospesa, immobile, per un istante prima che il vento la prenda in una specie di danza] ...   
Fukuda: è che quando il gioco si fa duro...
Ginocchia: i duri? Cazzo fanno già?
Fukuda: dai! Quando il gioco si fa duro...
Ginocchia: i duri cominciano a fumare?    
Fukuda: già,
solo la nicotina e la birra ti possono aiutare.          
GinocchiaAPunta
lunedì, 27 luglio 2009, ore 15:44

In casa si sente solo l'eco dei nostri passi.
I muri nudi non offrono più resistenza all'aria che si infila in folate calde dal ballatoio all'abbaino. Spalancata così, Casetta, sembra quasi più grande, come se aver levato i pochi mobili, i libri e le pentole che fumavano in cucina avesse allontanato le pareti tra loro.
Disorientato, la misuro in passi lunghi un metro.
Arturo corre da una stanza all'altra. Non gli par vero tutto quello spazio libero per giocare. Mi guarda, alza la coda e la gonfia: mi sfida a insegurlo.
Cominciamo una danza che forse è un rituale di addio.
Scalzo, inseguo il gatto per tutta casa ridendo, fin sul ballatoio, dove mi fermo solo quando mi imbatto nei nuovi vicini. Mentre noi ci prepariamo ad andare, loro vengono a vivere nella casa accanto.
Abib mi aiuta a scendere i miei pacchi, io a salire i suoi. Condividiamo un ascensore, un balcone e una fatica.
- Abibi in arabo vuol dire Amore - mi ha detto presentadosi.
- Daniele, invece, solamente Dio è il mio giudice - gli ho risposto, anche se avrei voluto tanto dirgli peace and love, fratello!, affinché sapesse subito che sono un cretino.
Sua moglie ha una pancia che la precede orgogliosa di mezzo metro. Pare essersi dimenticata di partorire e portarsi nel ventre un bambino di almeno sei mesi. Ogni tanto entrano da noi, scelgono ciò che gli serve tra quello che lasceremo e ci raccontano delle loro famiglie in Senegal. È uno scambio equo: una storia ogni tre pacchi di pasta.
A me quasi dispiace partire proprio ora che il cortile si sta rianimando. E non solo il cortile.
Sul tetto, un amico di Abib s'è già attaccato abusivamente alla parabola di quelli del terzo e io non riesco a non pensare che era la volta buona che mi facevo Sky a scrocco.
La Prof, intanto, tira a lucido il pavimento. Lava e piange, credendosi nascosta dal riverbero del sole sulle piastrelle lustre.
Anche se l'ho fatta star male, dice che lei è sempre stata felice quassù, insieme a me. Anche se quando me ne uscivo sul tetto moriva di paura.
Casa nuova non ha vie di fuga. Solo un letto enorme che fa venire voglia di stare.

Ma non c'é più tempo.
Il sole è già sceso dietro i tetti di fronte e sta arrivando la sera. E con la sera arriva anche Rodica carica di una montagna di coperte:
- Ti aiuto io a preparare un giaciglio - dice alla Prof che lentamente si asciuga gli occhi - quando sono venuta di Romania le prime sere anche io ho dormito per terra.
- Noi l'ultima, invece - risponde ritrovando una specie di allegria. 
Stasera staremo ancora così, adagiati sul pavimento vuoto a guardare un'unghia di luna e le quattro cupole a cipolla della sinagoga.
La nostra ultima mille e una notte.
Qui.
                        
GinocchiaAPunta
giovedì, 18 giugno 2009, ore 23:14

Le ferventi attività del ritorno.

[Io e Arturo ci amiamo in pigrizia.]
   
GinocchiaAPunta
domenica, 17 maggio 2009, ore 20:25

C'è meno confusione che dentro.  

[Non si sa mai quanto la gente possa essere disordinata.]         
GinocchiaAPunta
venerdì, 01 maggio 2009, ore 19:43

Perché è importante. Ora più che mai. 
GinocchiaAPunta
lunedì, 27 aprile 2009, ore 20:51

Qualche linea di luce in lento movimento e del fumo di ghiaccio secco nel buio. Tanto basta a scolpire nel cervello l'idea di una barriera, sculture di luce, appunto.
Avvicinarsi non serve a smentire.
Il corpo gira attorno alla luce come se fosse solida, si infila negli anfratti di buio che lascia, come ingressi nel ventre di un muro che è fatto solo di fumo.
Si prende un bel respiro, allora, e si tende una mano a toccare il nulla.
Lo si attraversa trattenendo il fiato, come una violenza alla realtà dettata dagli occhi.
Lo stupore sta proprio lì, forse, nello scoprire che le nostre barriere, forse, non sono poi così difficili da varcare.
Trattenere il respiro e fare quel passo. Andare.
Anche cadere magari.
Ché tanto, di là, c'è la solidità de I sette palazzi celesti a cui poggiarsi.
         
GinocchiaAPunta
domenica, 26 aprile 2009, ore 22:49

Ed è un onore vedere sfilare quelli che restano, sfiancati dal tempo passato e dalla tristezza di questi tempi bui. Applaudire -che per dire grazie ai partigiani solo questo si può fare- e cercare in quegli sguardi ciò che a noi manca.
Poi cantare Bella ciao a squarciagola, al suono allegro degli ottoni. E commuoversi inevitabilemente un po'.
    

GinocchiaAPunta
lunedì, 16 marzo 2009, ore 21:13

C'è ancora, densa, la rabbia...  
GinocchiaAPunta
martedì, 10 marzo 2009, ore 16:19

Appunti presi al volo.    
GinocchiaAPunta