giovedì, 03 dicembre 2009, ore 14:30
Tutto è cominciato da uno specchietto.
Non dal solito specchio rotto e i suoi proverbiali sette anni di sventure, ma da un retrovisore divelto che pendeva come un osso spezzato sulla portiera verde sporco.
Un "fanculo che sfiga!" e ventitré giri di nastro isolante pensavo che sarebbero bastati a rimettere a posto i conti col destino - cinico e baro! - e in sesto lo specchietto, come una steccatura fatta alla buona. Tanta buona volontà.
Poi, invece, è venuto il giorno della carta di credito. Prima che il servizio antifrode avesse la compiacenza di telefonarmi, qualcuno si era divertito a fare acquisti ai magazzini La Fayette mentre io guardavo la pioggia prepararsi a cadere dalla finstra di casa. Facendo i conti su come arrivare a fine mese.
Che poi, non fosse stata la mia, di carta di credito, io li avrei anche ammirati questi che si sono scofanati un migliaio di euri di cene di lusso.
A denuncia fatta e adeguatamente rassicurato che tutto si sarebbe risolto con la restituzione del maltolto, però, è morto suicida il pc (non il caro, vecchio partito comunista di cui ancora sento nostalgia, che era già morto tanto tempo fa). Come si fosse sparato un colpo in testa.
Il tecnico, tentata una fallimentare rianimazione, ha cominciato a dissanguare anche me che, obnubilato da un poco giudizioso dente del giudizio e da una dose eccessiva di [(2,6-dichlorophenyl) amminico] - benzeneaceticacimonosodium 2, perdevo ogni velleità di resistere.
Il dentista ha strappato via il dolore con un colpo secco del polso, come cavasse un avanzo di picciolo da un'arancia. Clack. Io ho solo bestemmiato. Che non avevo altre parole nel mazzo da cui scegliere e poi combinare nomi di santi e animali m'è sempre riuscito bene.
Ora, con un dente in meno, mi sento più lieve.
Solo non riesco più a togliere le mani dalle tasche, nella speranza vaga che un gesto apotropaico possa salvarmi.
GinocchiaAPunta
martedì, 10 novembre 2009, ore 20:08
Emicrania da eccesso di burocrazia.
[Che io gli darei fuoco a tutte quelle carte inutili che ti obbligano a fare.]
GinocchiaAPunta
mercoledì, 16 settembre 2009, ore 22:16
Il fiato finisce insieme all'ultimo pezzo da centocinquanta battiti per minuto. L'ipod mi propone di fermarmi infilandomi Navi stanche di burrasca (Numero 6) nelle orecchie e io cedo volentieri, mollando la corsa per il passo.
Piove, ma il cappuccio della felpa tiene l'acqua bassa ai pensieri.
All'asciutto di quattro platani, le ultime due zanzare dell'estate si affollano su di me. La mia curiosità naturale le lascia fare: un corpo nero - a piccole macchie bianche - si posa appena sopra il ginocchio, lievissimo, l'apparto boccale infilza la carne senza lasciare sensazione di nulla. Un movimento infinitesimo del capo, mentre le zampe posteriori stanno tese all'aria. Come godesse.
E vola via, lasciandomi sedotta e abbandonata.
Il prurito arriva poco dopo, insieme alla sorella sull'altra gamba.
Con un colpo secco della mano la schiaccio prima che punga. [Curioso sì, proprio coglione magari anche no! Anche se è un vizio che non so togliermi quello di ammirare il meccanismo del pungere.]
Riprendo a correre piano. Come a voler imbrogliare la pioggia che ha cominciato a scendere abbondante.
Il pensieri seguono il filo di una ragnatela.
Ciò che mi distingue dalle bestie è tutto ciò che di me non vorrei.
GinocchiaAPunta
giovedì, 10 settembre 2009, ore 21:28
Otto pagine. Le prime otto.
Neanche quando è morto Gesùccristo, la Gazzetta della Galilea gli ha dedicato otto pagine. Le prime otto.
A Michael Nicholas Salvatore Bongiorno invece sì.
C'è qualcosa che mi sfugge di questo mondo.
GinocchiaAPunta
martedì, 08 settembre 2009, ore 12:39
Ho vinto un premio.
Che io non ho mai vinto niente, esclusa quella volta che avevo invitato quella ragazza coi capelli rossi a vedere gli MTV Music Awards da me e Britney Spears aveva vinto il Best Female Artist. E allora, per festeggiare, anche quella ragazza coi capelli rossi mi aveva dato un premio, a me.
Che non era proprio un MTV Music Awards.
Che poi, io, forse è per questo che ho sviluppato un debole per Britney.
Che quando si rasa a zero, si ubriaca come un camallo e va in giro senza mutande è un po' la mia donna ideale. Anzi, di più. Io vorrei essere proprio come lei. Come Britney.
Ma questa è un'altra storia.
Qui, oggi, si parla del fatto che lei mi ha dato un premio che funziona così:
raccontate ai vostri lettori 10 cose che si sappiano o meno di voi ma che sono vere. Indicate dieci persone che hanno diritto al premio e siate sicuri di far loro sapere che sono stati contrassegnati (un breve commento sul loro blog andrà bene). Non dimenticate di collegarvi di nuovo al blogger che vi ha premiato.
Che è una gran rottura di coglioni, invero (no, Eppi, son tanto orgoglioso di averlo vinto, ma devo far la parte del sostenuto. Lo sai, vero?)!
Ordunque. Sbrogliamoci l'impiccio.
1. Ho paura di Pinocchio. Da sempre. Da quando, da piccino, mi dicevano:
- Ora ti racconto una storia!
- Eddaie.
- Pinocchio.
- Maccristosanto, Sorellauno! - rispondevo - Mi vuoi far venire l'ansia un'altra volta?
Ché Pinocchio è una storia orribile di gente perfida che vuol trasformare un povero burattino in un balilla. Ché uno non può manco essere pupazzo in pace, che tutti son lì che ti vogliono cambiare. E poi il film aveva una musichetta che mi frantumava i dischi intervertebrali.
2. Ho un debole segreto per Britney. Ma questo non lo sa praticamente nessuno.
3. Sono ancora orgogliosamente detentore del record di fidanzatine rosse consecutive in zona Pozzo. E credo che questo record rimarrà imbattuto a lungo perché nessuno è mai stato bravo come me con le signorine dai capelli rossi. Che ancora adesso, che son passati anni, dalla panettiera mi dicono: ah, ma tu sei quello...
4. Sono un cialtrone.
5. Credo che dieci cose siano troppe. Tutta questa autoreferenzialità mi nuoce.
6. Il sei è un numero che odio dal profondo. Non potrei mai abitare al civico sei. Avere un numero di telefono con dei sei (no, quello è un sedici, smettila!). Rompo subito un pezzo ai servizi da sei, che diventano fantastici servizi da cinque. Ma questa cosa non ha alcun motivo logico e sensato.
7. Ci sono giorni che proprio faccio fatica. A vivere, intendo. Ma poi succede quellarobalì, e allora mi pare di tornare a respirare.
8. Ho battezzato tutte le piante di casa: l'anthurium si chiama Romina, la kalanchoe Agata, il cactus a palla Fabbrizio e l'ignota pianta grassa Bassotuba. Poi, quando torneranno i gerani che sono ancora in vacanza a casa vecchia, saranno cazzi.
9. Ci sono cose che ancora, davvero, non mi spiego. Allora canto "Com'è triste Venezia" e la gente ride. Ma la gente non capisce un cazzo. Che non c'è mica nulla da ridere. "Com'è triste Venezia" solo in pochi la si può capire come affermazione.
10. Non incateno mai nessuno. E non per principio. Piuttosto per pigrizia. Che ora, dopo queste dieci cose, dovrei far la fatica di trovare dieci persone e, davvero, io proprio non ce la posso fare.
GinocchiaAPunta
mercoledì, 02 settembre 2009, ore 16:33
Le scarpe, le lego strette, a fasciare il piede. Come se non volessi sentirle.
Potessi, correrei scalzo, ma siamo gente civile qui, piena di asfalto e benzopirene ovunque.
Sono grigie come topi e vecchie di quando muoversi era un'attitudine naturale, le mie scarpe per correre, e io dello stesso colore, solo coperto di una maglia nera e stinta, come l'umore.
Allineare passi è l'unica cosa che posso. Allineare passi uno dietro l'altro e sudare. Lasciare che il corpo si sfasci nel dolore sordo che sento ai polmoni, appena cento passi più in là.
Correre è rubare l'energia che lascio alla disperazione, è pretenderla per le gambe, per trascinarmi avanti. Per andare dove voglio.
Correre è sbrogliare dei nodi che si sono aggrovigliati dentro, tra tutte le cose che tengo irrisolte.
Correre, ora, è come quella volta che ho nuotato quattro ore e poi uscito dall'acqua sono morto. Ma lì dentro, nel blu, sembravo quasi riuscire a capire qualcosa di tutto questo distruggere. Capirmi, magari, ma solo in negazione. Servo da sempre di ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
[É che ho umori violenti, che mi trattano proprio come la loro peggiore puttana.]
GinocchiaAPunta
martedì, 11 agosto 2009, ore 15:21
Tornare è un po' morire.
GinocchiaAPunta
giovedì, 23 luglio 2009, ore 17:05
Tutto si può dividere in parti più piccole, ovvero la ricerca di nuove particelle subatomiche comincia dal mio divanoletto.
Ah, il bosone di Higgs lo abbiamo intravisto alle dodici e ventitré, stava in una piazzola d'emergenza.
GinocchiaAPunta
martedì, 14 luglio 2009, ore 09:14
Era da un bel po' che non..
GinocchiaAPunta
sabato, 04 luglio 2009, ore 21:05
Di questa legge qua, sui negri, sarebbe stato contento il nonno. Che lui era uno che i negri ci piacevano, il nonno. Me lo raccontava sempre, quando lo andavamo a prendere a Villa Cristina per portarlo a fare una passeggiata, che quando era andato in Africa "l'era pieno di negri lì".
Loro ci sparavano col moschetto, ai negri, e per ogni tre negri impallinati nelle chiappe il capitano Calderone gli regalava un pacchetto di nazionali.
Fosse ancora qui, il nonno, starebbe pulendo il moschetto.
Ché anche se c'è la crisi e l'offerta s'è ribassata, un pacchetto di nazionali per cinque negri è sempre un buon affare.
[Disclaimer: si scrive decreto sicurezza, ma si legge mica tanto diversamente da così.]
GinocchiaAPunta