giovedì, 29 ottobre 2009, ore 16:26
Sorelladue ha occhi da indiana del Punjab, come due prugne castane che le occupano l'intero spazio del viso. Quasi me ne stupisco a vederli così grandi addosso a me, dopo tutti questi mesi. Senza rabbia, dopo tutti questi anni.
Mi scruta e ride un riso maltrattenuto che le piega la bocca verso il basso. No, non ci somigliamo molto se non nella durezza delle intemperanze.
L'incanto del rancore che la faceva ringhiare alla mia vista s'è come sciolto nel tino profondo delle mie occhiaie.
- Dovresti dormire - mi dice.
Sorrido. E con un cenno del capo le indico Ade che cuce e ci guarda. La precisione dell'ago che infilza la stoffa le dà la sicurezza che la matassa ingarbuglaita delle nostre voci fa vacillare. Seguire le linee tracciate dal gesso è la sua vocazione.
- Ma come fai a parlare con quella? - chiedo a Sorelladue.
- Ma lascia perdere - risponde accorata - che sai che m'ha detto l'altro giorno? Che io e te dovremmo andare in ritiro spirituale per ritrovare noi stessi. Con Marrazzo.
GinocchiaAPunta