mercoledì, 30 settembre 2009, ore 13:09
Ginocchia: ma quello è un nespolo?
Fukuda: quale? Sì, quello, un nespolo.
Ginocchia: che poi non sono male come alberi, peccato producano quel frutto insulso.
Fukuda: quella specie di saponetta arancione.
Ginocchia: già! Che sperpero, la natura, certe volte.
Fukuda: Che poi se la natura avesse impiegato l'energia messa nel fare le nespole per, chessò, migliorare le talpe...
Ginocchia: le talpe?
Fukuda: sì, le talpe. E allora?
GinocchiaAPunta
martedì, 29 settembre 2009, ore 15:59
L'introspezione è una forma di indagine su se stessi troppo simile alla rettoscopia. Invasiva. Dolorosa. Imprecisa. E con liste d'attesa lunghissime.
Forse dovrei dedicarmi all'invenzione della risonanza magnetica a perfusione per anime zoppe.
GinocchiaAPunta
giovedì, 24 settembre 2009, ore 16:07
Ginocchia: e fumiamo?
Fukuda: sì, direi che ci vuole, ora, una paglia.
Ginocchia: [si stende su un quadrato di aghi di pino, accende e sospira una nuvola grigia che rimane sospesa, immobile, per un istante prima che il vento la prenda in una specie di danza] ...
Fukuda: è che quando il gioco si fa duro...
Ginocchia: i duri? Cazzo fanno già?
Fukuda: dai! Quando il gioco si fa duro...
Ginocchia: i duri cominciano a fumare?
Fukuda: già, solo la nicotina e la birra ti possono aiutare.
GinocchiaAPunta
martedì, 22 settembre 2009, ore 23:39
La sposa ha rughe sottili ai lati degli occhi e l'aria nervosa. Il trucco non basta a nascondere le ore di sonno perdute, che sembrano tornarle sul viso nei lampi di sole sul velo. È bella mentre cammina lenta lungo il corridoio che porta all'uscita, nonostante le gambe del consorte non diano la stabilità che sperava al suo passo.
Una bambina con un vestito a fiori lascia cadere un flut dalla terrazza a picco sul mare. Ride sguaiata all'impatto che manda il vetro in frantumi, e che nessuno sente. Poi coglie il mio sguardo e si gela. Immobile, come una bestia selvatica sotto la luce improvvisa dei fari.
Quando si accorge che rido lancia un urlo selvaggio e comincia una danza che sembra una festa.
Tra complici ci si riconosce così.
- Ho fatto una scorpacciata di ostriche alla sfilata di Gucci, all'Excelsior - dice a voce alta una signora dal tailleur nero, mentre rifiuta con aria piccata l'offerta del cameriere.
Io non so trattenermi. Mi giro, la guardo, e col migliore sorriso di casa le dico:
- Non vedeva l'ora di dirlo, nevvero, signora?
Il freddo arriva che sembra inverno. Che quasi mi pento.
Al tavolo sono tutti immobili, forchetta alla bocca o a mezz'aria.
Poi qualcuno riscalda l'ambiente:
- È che alla sfilata di Cavalli fan solo panini.
E si riprende ad affrontare i molluschi.
Lui fuma il sigaro e ha l'aria cupa. Guardinga. Si muove nervoso per tutto il castello, come un capitano che passa in rassegna ogni potenziale pericolo.
Quando lei lo raggiunge capisco perchè. È di una bellezza che abbaglia, che attira gli sguardi su sé a ogni movimento dei capelli nerissimi. A ogni respiro che fa danzare il seno.
Donne così belle andrebbero accompagnate con sicurezza. Anche solo inventata.
E poi c'è quello che cerca l'aria del terrazzo con fame. Infischiandosene della pioggia, si affanna a fumare e a ridere del tempo cangiante. Sembra allegro della lontananza che mette alla gente. La cravatta ciclamino sull'abito nero è come un richiamo per api ubriache.
Lo osservo tornare al suo tavolo, il passo dinoccolato.
Seduto sembra altrove, come fosse ancora fuori.
GinocchiaAPunta
venerdì, 18 settembre 2009, ore 00:12
Sinceramente, a me Totoro manda completamente fuori.
Credo sia colpa di quella specie di rutti inarrivabili. Di come danza attorno all'orto per far crescere le piante - dico, mi fosse riuscito mai coi pomodori! - e della malsana tendenza a infilarsi sotto gli scrosci dei pini.
O forse solo perché a veder correre Satsuki mi vien su una specie di groppo in gola e la voglia levarmi le scarpe e andarle dietro.
GinocchiaAPunta
mercoledì, 16 settembre 2009, ore 22:16
Il fiato finisce insieme all'ultimo pezzo da centocinquanta battiti per minuto. L'ipod mi propone di fermarmi infilandomi Navi stanche di burrasca (Numero 6) nelle orecchie e io cedo volentieri, mollando la corsa per il passo.
Piove, ma il cappuccio della felpa tiene l'acqua bassa ai pensieri.
All'asciutto di quattro platani, le ultime due zanzare dell'estate si affollano su di me. La mia curiosità naturale le lascia fare: un corpo nero - a piccole macchie bianche - si posa appena sopra il ginocchio, lievissimo, l'apparto boccale infilza la carne senza lasciare sensazione di nulla. Un movimento infinitesimo del capo, mentre le zampe posteriori stanno tese all'aria. Come godesse.
E vola via, lasciandomi sedotta e abbandonata.
Il prurito arriva poco dopo, insieme alla sorella sull'altra gamba.
Con un colpo secco della mano la schiaccio prima che punga. [Curioso sì, proprio coglione magari anche no! Anche se è un vizio che non so togliermi quello di ammirare il meccanismo del pungere.]
Riprendo a correre piano. Come a voler imbrogliare la pioggia che ha cominciato a scendere abbondante.
Il pensieri seguono il filo di una ragnatela.
Ciò che mi distingue dalle bestie è tutto ciò che di me non vorrei.
GinocchiaAPunta
martedì, 15 settembre 2009, ore 22:27
Coliandro è uno di noi.
Dice minchia che io manco lo guardo. Ascolto distratto e mi sembra di essere a casa.
Minchia, appunto.
Che i miei modelli stanno drammaticamente precipitando verso il basso.
GinocchiaAPunta
venerdì, 11 settembre 2009, ore 21:57
Come quando da bambino lasciavo che il vinavil mi incollasse le dita alle cose.
Una patina di profumo biancastro scavava le narici fino ai pensieri, invadendoli dal basicranio. Imbrogliandone il filo teso ad andare, lasciandomi inciampare in ogni nonnulla. Ridendo. Senza parole.
Poi levarsi coi denti quella pellicola lattiginosa era come il piacere di toccare la vita che si muoveva da sola dietro la fronte. Pensieri da niente, balenati in un pomeriggio di gioia.
Adesso m'invade improvvisa la stessa sconsiderata incoscienza d'allora. E come allora scelgo di non avere difese.
Solo, la saggezza di oggi sa che non ci sono più pensieri da levarsi coi denti e gettare tra il bello delle cose da fare. Ma solo roba che resta impiastriccita alle dita.
La belleza di oggi è tenere.
GinocchiaAPunta
giovedì, 10 settembre 2009, ore 21:28
Otto pagine. Le prime otto.
Neanche quando è morto Gesùccristo, la Gazzetta della Galilea gli ha dedicato otto pagine. Le prime otto.
A Michael Nicholas Salvatore Bongiorno invece sì.
C'è qualcosa che mi sfugge di questo mondo.
GinocchiaAPunta
mercoledì, 09 settembre 2009, ore 13:17
Ginocchia: [rispondendo a un malinconico sms] sai cosa ci vorrebbe come terapia? Una di quelle belle pizze, la domenica sera, mangiate nel cartone ai giardini postatomici vicino casa. Come una volta.
CLR: eh, lo so. Anche a me manca del sano tempo con te, a riflettere su stronzate che poi invece diventano opinioni d'avanguardia.
Ginocchia: staminchia.
GinocchiaAPunta