venerdì, 27 febbraio 2009, ore 17:43

Autocelebrazione in rosso spinto [ovvero Fukuda esiste ma non ha voce].   
GinocchiaAPunta
giovedì, 26 febbraio 2009, ore 15:55

"A me è sempre piaciuta la tua pancia a forma di scatola", mi fa Fukuda mentre prendiamo il caffè.
"È il mio IO ancestrale-marsupiale che me la impone! Non è una pancia, è una tasca", rispondo tentando di spiarmi il profilo in una vetrina. Ma si vede che ci sono rimasto male.
Soprattutto la signorina che c'è in me ne soffre, ché lei cerca di tenermi guinzagliato, ma si sà, a campari e olive non resisto.
E non è una dieta proprio sana.
"Però dev'essere un comodo portaoggetti", incalza lui divertito.
"Belletettine" mi verrebbe da chiamarlo facendo anche un'eco di gnegnegne alla fine, ma taglio corto buttandola sullo sportivo: "Dici che devo riprendere ad andare a correre?".
"Se vuoi continuare a pedalare".

E dopo il lavoro sono lì che annaspo. Un passo dietro l'altro.
Il fiume mi scorre a sinistra mentre il sole si sgonfia lentamente, dalla parte opposta. Lentamente si scioglie sulle montagne, poi sulle case, cola fino agli alberi, mi scivola sugli occhi e sulle caviglie addolcendomi il passo.
Nell'arancione brillano gemme già grandi. Forse ha ragione chi mi dice che la primavera non è poi così lontana, nonostante l'aria tagliente sulle mani e sulle labbra.
Dietrofront, allora.
Il fiume a destra viaggia placido e grigio, molto più veloce di me.
Ma ho passi pesanti, ora che torno. Ogni passo è un pensiero che ha un nome. Ogni passo è una cosa che manca.
E finalmente ricordo perché ho smesso di correre: le gambe in avanti mi buttano, per compensazione d'equilibrio, i pensieri all'indietro.


Questo, un giovedì di dolore alle chiappe. Metaforico e non.                          
GinocchiaAPunta
lunedì, 23 febbraio 2009, ore 18:49

Ginocchia: per me, invece, la femmina-mito è stata -e sempre sarà- Mrs X. Nessuno mai potrà essere al suo pari.
Fukuda: esagerato! E che magie t'avrà mai fatto?   
Ginocchia:
mmh, vabbè, forse una sola potrebbe...
Fukuda: e chi?   
Ginocchia:
Isabella Ferrari!
Fukuda: ma va'?   
Ginocchia:
sìsì! C'ho proprio un debole. Credo che sia una questione biochimica. Certe volte non la riconosco nemmeno, penso: "Minchia quella!" e poi scopro che è lei...   
Fukuda: Isabella Ferrari, dici... ma Nanni Moretti incluso o libera da incombenze?  
           
GinocchiaAPunta
domenica, 22 febbraio 2009, ore 02:23

Non c'è nulla da fare, la cosa che più mi piace di Milano è il Campari.

GinocchiaAPunta
giovedì, 19 febbraio 2009, ore 15:27

A Picciridda è un posto arancione dove si mangia piuttosto bene.
Le pareti sono coperte di Donnafugata e viene subito voglia di caldo e di bere.
La pasta con le sarde è sfiziosa, con quelle scaglie abusive di mandorla a far coppia con l'uva passa e il finocchietto, ma quella di Adelina -versione autarchica villarosana- vince sempre: l'ingrediente segreto e quel giro breve nel forno la rendono eccelsa.
E ricorda, quando leggi 'ingrediente segreto' devi muovere le dita come se stessi facendo una magia. Più o meno così, ecco!
Ma è masticando una serie di argomenti tabù che affiora dal fango della mente una vecchia filastrocca, il ricordo di mani grandi come pale di ficoe il gusto del gelso:

Finucchiddu di campaga
mastro Alleuru s'allagna
s'allagna pe' la zita
chi la vole chiù pulita,
chiù pulita non ce n'è,
pigghiattilla cumu iè iè.


Rido. E mi torna finalmente la voglia di cucinare.
Stasera riso e zucca, per tener vivo l'arancione.
   
GinocchiaAPunta
mercoledì, 18 febbraio 2009, ore 15:28

Il parcheggio è la mia maledizione.
C'è, in quel girare a vuoto, un ritmo malvagio, un rimestare continuo che mi cava dal fondo i grumi.
Come se tutti gli ostacoli superati fossero nuovamente avanti. Come se nulla fosse stato fatto, ancora.
I mostri sono sempre gli stessi: la bestia feroce -il grande predatore dentro la mia testa- che credevo domata affonda di nuovo i denti nella carne, le spire che pensavo dipanate attentano alla gola, crollano addosso muri già scavalcati da tempo.
Perchè non supero mai niente che non torni poi, all'improvviso, mentre distratto taglio una rotonda sul cordolo. Mentre mi affanno con la testa vuota per tre metri di spazio. E impreco. Contro chi non sa di ascoltare e quei muri gialli che mi fanno da casa.
Che poi è solo un vano maledirmi. Maledirmi per non essermi accorto in tempo che, tutti i passi avanti fatti, li ho ripercorsi all'indietro mentre dormivo.
Allora non c'è nient'altro da fare che mollarla lì, Maruzzella, nel mezzo di un incrocio e andare via.
Una multa e qualche insulto non è poi un gran prezzo per lasciarmi in pace cinque minuti.


[Che debba cominciare a muovermi in bus? visto che le bici me le rubano...]   
GinocchiaAPunta
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categoria : ioodio
lunedì, 16 febbraio 2009, ore 15:59

Sarà, ma ammé, il lunedì m'accascia proprio.          
GinocchiaAPunta
sabato, 14 febbraio 2009, ore 10:39

Diamo un senso a questa festa inutile.
Ché io, San Valentino, non ho mai potuto soffrirlo. Odio i baci perugina -quella cazzo di maledetta nocciolina che mi si incastra tra i premolari- e le torte a forma di cuore. Le frasi melense dei bigliettini, l'abuso indiscriminato di minchiate rosa e i lucchetti attaccati a ogni palo della luce.
Allora me ne andrò un po' in giro per la città: guardare, ascoltare, annusare aria finalmente smossa. E, magari, limonare duro in un palchetto del Teatro Carignano.
Comunque sia, auguri a te ammòrebbello.  
GinocchiaAPunta
venerdì, 13 febbraio 2009, ore 16:07

Lo scovo quasi per caso, ronzando curioso come una zanzara intorno alla luce (della centrale elettrica, naturalmente!). È il reading di uno scrittore a me ignoto accompagnato da un cantautore che mi manda fuori.
Al Circolo dei Lettori c'è la solita aria di alta borghesia alla piemontese: un po' di puzza sotto il naso, ma nulla che non abbia già odorato da vicino. I colori vivaci di alcune ragazzine stemperano l'eccesso degli stucchi.
Un lampadario enorme grava su di noi.
Si sta bene, stasera, immersi in questo colloide di carampane e adolescenti senza soluzione di continuità.
Quando al leggio compare Cavina non riesco a trattenere una risata:
- Ma questo io lo conosco! - mi scappa da dire.
È stato pochi mesi fa, quando a Torino c'era Portici di carta: in una delle innumerevoli bancarelle mi ero lasciato sedurre da La schiuma dei giorni mentre un'affabile signora cercava di convincermi ad acquistare Un'ultima stagione da esordienti. Lui era lì che, piuttosto imbarazzato, si godeva la contesa.
- Non me ne volere - gli dissi - ma tutti mi parlano così bene di sto cazzo di libro qua.
- Sì, Boris Vian è meglio - rispose con ammirevole modestia.
- Allora io mi fido. Anche se questo libro sul calcio, beh! il calcio è il calcio...
- Ma è calcio di ragazzini.
- L'unico che ci rimane. 
E adesso che Vian l'ho letto, caro Cristiano, posso solo dirti che forse era meglio Cavina. La schiuma dei giorni, come ho già commentato altrove, la schiuma l'ha fatta fare solo a me.

Poi è arrivato Vasco Brondi, imprecando contro le sedie stile impero, con una chitarra e una bottiglia di vino. Quando ha cominciato a cantare in quel suo modo un po' stonato io sono piombato anni luce indietro, al tempo in cui si stava  giorni interi chiusi in un appartamento di periferia a fumare e scopare.
E guardare fuori un mondo che continuo a non capire.
GinocchiaAPunta
giovedì, 12 febbraio 2009, ore 16:14

Il cielo giallo si pianta rovente tra gli occhi. Come la traiettoria esatta della pallottola di un cecchino. Bang. E non c'è più nulla oltre il grigio scuro della notte sul giallo del fosforo.
Nelle orecchie tuona l'abbaiare dei cani, sibila l'aria ferita dagli spari. Esplosioni scandiscono la marcia del tempo.
La poltrona non basta a tenermi ancorato alla realtà di un cinema di periferia.
Il colore, denso, cola su ogni cosa; mi avvolgono i movimeti nervosi dell'animazione. Un'altra raffica e sono morto, completamente ingoiato dalla storia.
L'immaginario che cela l'orrore rende l'orrore ancora più vero. La memoria nasconde. Per difendere, forse.
Ma basta un sogno di cani e la voglia di fare domande per non lasciare cadere, ancora una volta, il passato nell'oblio.



Bisogna guardare fino in fondo: la realtà è ben più crudele dell'immaginazione.
E, alla fine, si fa fatica a non stare male.

GinocchiaAPunta