martedì, 31 luglio 2007, ore 15:53
Ma qui non ti lasciano neanche il tempo di elaborare il lutto.
GinocchiaAPunta
martedì, 31 luglio 2007, ore 12:34
Io non capisco nulla di cinema, però ci son film che non so dimenticare. Film che a guardarli ti fai delle domande che magari non ti saresti fatto, che magari ti viene anche un po' sonno a metà e che devi per forza veder da solo.
Film che vogliono nuda attenzione.
Ma capita anche che si arrivi ai titoli di coda un po' diversi da come si era partiti, ai titoli di testa. Spesso con una domanda in più ed una risposta in meno.
E una domanda val sempre la pena.
Allora ciao, intanto.
GinocchiaAPunta
lunedì, 30 luglio 2007, ore 16:39
Guardo dritto davanti a me.
Fogli sparsi di lavoro da fare e una finestra sporca. Una striscia di cielo che meraviglia sopra la testa e plichi di formule da studiare.
Qualche progetto per il domani, un paio di sogni per cassetto, una specie di talento nascosto per nonsoché.
Ecco! Penso al futuro.
E non riesco ad andare oltre alla doccia fredda, al libro che mi aspetta sul pavimento. Alla birra gelata da stringere tra le mani.
GinocchiaAPunta
domenica, 29 luglio 2007, ore 15:28
Da ieri, la Prof è prof di nome e di fatto!
Supplente a Mirafiori Sud.
Ci sarà da ridere!!
Io, di mio, le ho consigliato solo di sequestrare subito tutti i telefonini. Che devo giusto cambiarlo!!
GinocchiaAPunta
venerdì, 27 luglio 2007, ore 15:28
Il cielo di questi giorni è troppo terso per non starlo a guardare. Per non buttarcisi dentro in lunghe passeggiate tra le piazze assolate e l'ombra accogliente delle vie strette.
La casa ci sputa fuori. Come una madre gentile: "Andate a giocare! Che abbiamo un inverno davanti".
E allora si cammina, quando il sole si abbassa di un poco. Strade più nuove nel vuoto dell'estate, nella delicatezza della compagnia.
La Prof si infila con noncuranza in ogni negozio. Tutto è interessante. E comprare non è necessario, è solo un accessorio alla curiosità.
Sono io che cedo per primo alla gola quando ci tuffiamo in una vetrina accogliente. Té, cioccolata, biscotti, caramelle, marmellate, tisane e quant'altro. Mi innamoro subito di una teiera di ghisa che giace dimenticata su una mensola. Ma ci sta talmente bene che decido di lasciarla lì [ottanta euro di teiera di ghisa!].
Non riesco a resistere a questa, però.
Il sapore dolcescuro, la consistenza sabbiosa dello zucchero, il profumo vago della vaniglia.
Un'estate fa. Modica. Sempre noi -sguardi d'intesa che solo a letto- che sappiamo resistere a tutto tranne che a certi cannoli riempiti al momento.
GinocchiaAPunta
giovedì, 26 luglio 2007, ore 12:12
A me, però, questa cosa qui che mi stanno facendo lavorare così tanto mica sembra una buona idea!
[Amémi, rafforzativo del concetto!]
È che fuori c'è davvero tanto sole. Aria calda che sa di buono. Mancano le cavallette, ma forse per agosto arriveranno.
Ecco! Doveri essere in centro a passeggiare. Infradito e occhiali da sole. Ad offrire assistenza alle turiste giapponesi.
- Mademoiselle! Je suis Ginocchià-a-Punt..
GinocchiaAPunta
mercoledì, 25 luglio 2007, ore 11:43
E poi capita che mi si ricordi che si muore.
Non che non lo sappia o che lo rifiuti. Semplicemente tento di non pensarci, non sempre almeno. Ché alla morte ci sono capitato in mezzo senza volerlo -ma chi lo vuole?-, e non me la sono più scrollata di dosso.
Un pensiero che fa male. Il ricordo di tutto quel dolore sale dallo stomaco in uno sbocco acido che brucia la gola. Non bastavano le parole, né le carezze, né il sale di trometamolo. Nemmeno la morfina.
E poi noi siamo di stirpe cocciuta. E abbiamo sempre rifiutato le benzodiazepine!
Anche il lavoro ci si è messo.
- Che lavoro fai?
- Non te lo dico!
- Perché, sarai mica un agente segreto?
- No! Ma le ultime volte che ne ho parlato in uno scompartimento dell'intercity Torino-Napoli ho fatto piangere una ragazza magra e gentile ed arrabbiare un atipico signore genovese.
Certi giorni non mi basta pensare che forse è utile. Che a qualcuno servirà. Che questo mio angolino di attività quotidiana sta dentro progetti che possono essere importanti. Che quando collaboro con certe dottoresse bionde sono orgoglioso e mi dimentico di quanto sia triste doversi mettere a contare. Che forse non potrei fare nient'altro senza sentirmi in debito.
Tutto questo mi arriva addosso in una giornata di cielo azzurro ed aria secca. Che non sembra neanche Torino. In una giornata che vien voglia di correre. Di mare. Di sole. Di scopare. Di vivere.
E penso che è bene finirla di pontificare sulle vite degli altri. Certi dolori non si possono capire, tantomeno giudicare. Solo accudire.
A volte la vita la si rispetta lasciandola finire.
In quiete.
GinocchiaAPunta
martedì, 24 luglio 2007, ore 10:21
L'idea mi piace subito.
Arriva dalla voce distratta della Prof che armeggia ai fornelli: "Stasera alla Reggia di Venaria c'è Giovanni Allevi. Ti va di andare?".
"Come no!", rispondo mentre riempio due mezze pinte di birra.
Siamo già in ritardo ancor prima di decidere. E questo mi piace ancora di più.
Davanti ai cancelli la gente si accalca nella speranza vana di entrare. Non vede il cartello 'ESAURITO' che trema di vento sopra le loro teste. Brutto vizio quello di guardare a terra.
Le zanzare banchettano.
Autan spray, in gel, liquido. L'eleganza di una signora che si gratta.
Non ci faranno mai entrare, lo si vede dalla faccia sinistra dell'uomonero della security. La gente intanto borbotta. C'è chi si scusa di non averci pensato per tempo. Ridiamo mentre cerchiamo un angolo buono per scavalcare. Ma il perimetro è presidiato ed il pubblico troppo composto. Certo non è il concerto dei Metallica del novantatre.
Poi, d'improvviso, si spengono le luci, qualche parola che non intendo ed inizia la musica.
Si sente bene. Vale la pena di accoccolarsi sotto un platano e chiudere un po' gli occhi.
Non la so raccontare la musica, so solo che mi sento acquietare.
Intorno tutti cercano una posizione comoda. Il cofano di una macchina, il casco come seggiola, alcuni stanno appesi alle grate.
La Prof pare incantata.
Io ripenso all'ultimo concerto ascoltato dal ciglio di una strada. Forse Vasco nel novantuno.
Davvero tantotempofa!
GinocchiaAPunta
sabato, 21 luglio 2007, ore 22:05
Mi consuma un improvviso senso di non-appartenenza..
GinocchiaAPunta
venerdì, 20 luglio 2007, ore 13:21
"Tuktuk?", ci chiede un ragazzo mentre inchioda su una specie di Ape Piaggio tutta lucette, tendine e offerte votive. I due sedili posteriori, arraggianti lì dove dovrebbe stare il cassone, sembrano comodi. L'aria densa, calda e bagnata mi ha messo voglia di vento.
"How much?" gli fa al volo la Prof.
Aguzzo le orecchie, lei non capisce l'inglese. Solo una qualche sua incomprensibile variante con accento thailandese.
"Nooooo. Trecento bath is too much! Digli cinquanta, Ginocchia! Digli che sennò ci prendiamo un tassì!".
Sorride un sorriso a mezzaluna. Si sente a casa quando c'è da contrattare, lei!
Sorride anche il nostro autista quando gli racconto che Napoli è come Bangkok, solo meno umida. Che anche lì si mangia ad ogni ora.
Infine, spuntiamo un passaggio fino al mercato notturno dei fiori per cento bath più la promessa di cercarlo per tornare in albergo.
Il marciapiede è una stretta linea bagnata, ci camminiamo a malpena in fila indiana. L'acqua scivola in rivoli sottili da ogni bancarella di fiori. Da ogni angusto negozietto. Fiori ovunque. Fiori come non avevo mai visto. E che non avevo mai visto. Di ogni forma, colore, dimensione. Odori improbabili, che stordiscono. Ci sono sacchi di gelsomini bianchi in cui infilare le dita e ragazzine che li allineano su un pezzo di spago per farne una sorta di piccola corona. Domani le vedremo deposte innanzi ad ogni tempietto domestico, insieme a frutta, riso, sigarette, monete. Altre fanno collane di grandi fiori gialli per i templi Hindù. Le orchidee penzolano dagli ombrelloni verdi. Fiori di loto arancio riposano protetti negli angoli. Camminiamo, come inseguendo sfumature nuove di colore. Al profumo insistente dei fiori si mischia quello acre del cibo. Mi accorgo solo allora che molti stanno mangiando, seduti in un angolo di marciapiede. Donne cucinano su fornelli improvvisati. Ragazzi magri dispongono ancora fiori. Siamo i soli stranieri, ma non destiamo alcun interesse. Si vede che siamo lì solo per curiosare, non certo per comprare.
"Ginocchia?"
"Eh?"
"Mi compri quelli?"
"Ecché sso'?"
"Fiori!"
"Ah! Mi credevo melenzane!"
GinocchiaAPunta