giovedì, 31 maggio 2007, ore 16:17
Stamani mi sono svegliato con addosso il gusto di un sogno senza peso. Ho aperto gli occhi che già sorridevo, senza ancora sapere il perché.
Me ne sono reso conto solo al caffè che sapevo di sale, capelli impastati di salsedine attaccati alla faccia, pelle avvizzita di acqua.
Ho fatto di nuovo sogni di mare.
E con questo pensiero mi sono cacciato in mezzo alla strada a giocare con la ricorrenza di certi sogni. Importuno finanche nel chiedere agli altri [ma almeno ho ottenuto la programmazione completa degli ultimi mesi nelle tre sale vicine].
In rigoroso ordine di frequenza, le notti torinesi proiettano:
-in Sala GinocchiaApunta:
1) Scene di vita sottomarina -ove mi aggiro munito di branchie ed un polpo fedele
2) L'amore ai tempi del colera -vietatissimo ai minori
3) Del cadere -ove precipito da vari posti alti, ma il pensiero è sempre lo stesso: "stavolta la cazzata l'ho fattaaaaaaaaaaa!!"
4) Le api -ecosistemi di insetti all'interno della mia scatola cranica, ma questo è un sogno che nella sua crudeltà va raccontato per intero..
-in Sala Bilogo:
1) Topi pelosi, canguri giganti, moffette ed altri animali
2) Giallonotte -che blunotte gli fa una sega..
3) Del quasi tradire - ché il giovine è di solida moralità e anche nei sogni al massimo limona!!
4) Rischiare di morire - un po' generico, ma coinvolgente!
Per quanto rigaurda le altre due sale, sono in corso approfondimenti, ma intanto:
-in Sala Fukuda :
1) Nuotare
2) Essere sparato -testuali parole- gambizzato e simili
3) Leccare la figa
4) Denti
-in Sala MrDibs:
1) Andare in bici
2) La figa
3) Andare in bici
4) Andare in bici
[Ed ora tocca a voi. Quattro sogni più o meno ricorrenti. Per favore. :)]
GinocchiaAPunta
mercoledì, 30 maggio 2007, ore 20:10
La strada per tornare a casa, la sera, è la stessa che percorro al mattino. Una via fatta di parco, fiume e città. Due castelli e due fontane, palazzi, tre piazze, alcuni ponti. La borsa che pende da un fianco e l'Ombrina che cigola ad ogni pedalata più forte.
Ma il silenzio verde delle nove è scomparso e con esso i pensieri di raso dell'alba.
C'è gente che corre sul lungofiume, ora che il sole si abbassa, e odore acre che sa di sudore.
La giornata me la sfilo di dosso andando a zigzag, tra i passi scomposti delle persone.
Una donna fa jogging in tuta e chador, "quanta stoffa in più da lavare!!", direbbe mia madre. Un vecchio matto pesca sul verdecupo del fiume. Qualcuno ci fa parole. Un setter irlandese si porta a spasso un broncio irriverente di lunghi capelli castani. Bambini filano liberi ovunque. Passeggini. Madri. Sulle panchine, occhiali Gucci e caschetto provano a studiare.
L'aria eterea del mattino è evaporata nella vampa di sole del pomeriggio. La carne brucia.
E che siamo fatti di carne me lo ricorda il passo elegante di un paio i shorts. Non sapere fischiare è un limite che porto con ironia.
Allora, posso solo giocare a sorridere, prendere il pane che ho ospiti a cena e salire.
La bimba rumena, dirimpettaia di ballatoio, grida al mio arrivo:
- Mami, mami è arivato gatinu!!
- No, Dumitrita, sono arrivato io! Ma, se mamma vuole, Arturino te lo porto a giocare!
Ride un riso muto che è meraviglia. E scappa ad aggrapparsi alle gambe della madre.
Non mi resta che scrivere questo e mettermi a cucinare.
[Il pensiero che questo lieve finegiornata lo dividerei volentieri con voi arriva adesso, che ho finito le parole. Lo metto qui in scatola. Penso che mi potrà servire.]
GinocchiaAPunta
martedì, 29 maggio 2007, ore 20:59
Non penso più a me. Di me.
A come sono diventato. A chi sono. Quale tipo di persona? A ciò che mi accade.
Non riesco più a pensare a ciò che sento, come se mi si fosse strappato un nervo del collo e di girar la testa verso dentro proprio non sono più capace.
Forse mi si è fottuta quell'autoanalisi di cui mi facevo vanto.
Oppure, semplicemente, ora sento senza dover guardare.
E non so se tutto questo ha un senso oppure no.
GinocchiaAPunta
lunedì, 28 maggio 2007, ore 20:34
Ginocchia: ah, non te l'ho detto!! Il gatto Arturo si è fidanzato!
Prof: e con chi? Che non c'è ombra di gatta per chilometri di ballatoio?
Ginocchia: di nuovo con la spazzola puliscibottiglie!
Prof: ah! quella tutta ispida e spelacchiata?
Ginocchia: sì, sì! Si erano lasciati.. cioè, lui era un sacco che non se la filava.
Prof: e ora?
Ginocchia: e ora stanno sempre insieme! Se la porta dietro ovunque!!
Prof: [ridendo] che carini!!
Ginocchia: mah, io queste relazioni totalizzanti, che non lasciano spazio a nient'altro, neanche a giocare con me, proprio non le sopporto!! Mi danno sui nervi! Mo' gliela nascondo!!
Prof: non ti permettere!!
Ginocchia: e perché?
Prof: dai, sono così romantici! E poi quello è il mio piccolo gattino!!
Ginocchia: me te l'ho già detto, io queste relazioni totalizzanti non le sopporto!
Prof: come la nostra?
Ginocchia: ma se noi non ci vediamo mai!
Prof: che c'entra? Adesso che arrivo lì non ti mollo peggio di Arturino.
Ginocchia: [sorridendo] ..
GinocchiaAPunta
domenica, 27 maggio 2007, ore 19:34
Il sole si è lentamente abbassato sui tetti bagnati, sul mio inutile attendere ai vetri. Sotto il cielo pesante di piombo, uno sputo di luce ha colpito il ventre gravido delle nuvole. Come un taglio di bisturi sul teso di un addome.
Un fiotto di colore.
Solo adesso ho capito cos'è l'indaco.
GinocchiaAPunta
sabato, 26 maggio 2007, ore 14:46
Oggi, qua, si gioca al gioco del silenzio.
['ccidenti! di nuovo ultimo!!]
GinocchiaAPunta
venerdì, 25 maggio 2007, ore 03:11
La pioggia è arrivata improvvisa. Quattro grosse gocce sul tavolo di legno ed una litania di lampi biancastri nel cielo notturno velato di rosa. Il grosso platano ha tremato un istante di vento, come stizzito dall'allegro vociare di gente.
Foglie grandi e corteccia di serpente non bastano certo per ripararsi dalla pioggia di luglio. Soprattutto se luglio non è.
Un pergolato stretto ci ha accolti tutti, avventori lieti.
Più vicini eravamo come più umani. Occhi, mani, capelli, orecchie. Bagnati eravamo un poco più vivi. Sudati eravamo carne e gocce salate di anima.
Pensieri che scivolano lenti sulla seta nera dei capelli di una giapponese sottile. Occhi di mandorla e sorriso attento.
Dolgono ancora le ginocchia per ogni volta che sono inciampato nella vita degli altri. E come è difficile al tempo stesso camminare dritti. Ritrovare nelle parole mute di uno sconosciuto quel poco di noi che avevamo perduto. Vederlo prender forma in lettere scure ordinatamente allineate. O in versi acuti della voce. Ritrovarsi in brandelli di racconto, spicchi di immagine, angoli ottusi.
E per questo sentirsi perduto.
GinocchiaAPunta
giovedì, 24 maggio 2007, ore 01:04
Dopo un'attenta ed accurata analisi delle decadenti condizioni sociali, economiche e politiche del paese -con cui non starò ivi a tediarvi- sono giunto a conclusione che la rivoluzione è un passaggio necessario.
Ordunque, da dove si comincia?
GinocchiaAPunta
mercoledì, 23 maggio 2007, ore 13:14
Blu.
Blu come la testiera del letto. Come le tende che trasformano il sottotetto in un ripostiglio orizzontale. Come l'umidificatore a tulipano e i due cosi di ceramica dove stanno i gusci di riccio. Blu come i trequarti di cielo che mi spiazzano quando spalanco la portafinestra. E come buona parte delle mie magliette.
Blu.
Ma se passeggiando per l'Ikea vi capitasse d'innamorarvi di un tappeto blu -che sotto quelle due vecchie poltrone di pelle starebbe da dio- vi prego, lasciatelo al suo posto!
A meno che non vogliate che una specie di alieno polline blu prenda possesso della vostra casa.
Batuffoli blu dietro ogni porta, nei cassetti, sotto le scarpe. Leggeri nell'aria. Anche la bestia nera che vive con me sta cominciando ad assumere colorazione bluastra. E quando lavo le mani, acqua blu.
Comincio ad avere paura.
Credo sia vivo.
GinocchiaAPunta
martedì, 22 maggio 2007, ore 13:17
Se adesso potessi, mi rotoleri nel fango come un pecari dal collare, per ritrovare l'allegria sconsiderata di quell'estate tragicomica.
Ma qui non c'è neanche fango, solo asfalto sconnesso. Nemmeno i materassi smollati dove saltavo per svegliare chi divideva con me il turno di guardia alle uova di tartaruga, spingendo con la testa ed il naso e grugnendo. Come un capibara.
E vi farei vedere come vola l'oca migratrice e come la lontra sguscia bivalvi, come si muove un gorilla di montagna innamorato, come gorgheggia il cormorano. E farsi le unghie come un orso, chiedere come i gatti, soprassedere come il coccodrillo.
Ecco.
Finalmente mi sono ricordato in cosa sono bravo.
A fare gli animali.
[Ma è un talento così dannatamente privato. Ed inutile! Lo so bene. Anche se come faccio io il capibara..]
GinocchiaAPunta