venerdì, 04 luglio 2008, ore 15:49

Beh, noi facciamo che si parte per un po'...       
GinocchiaAPunta
giovedì, 03 luglio 2008, ore 13:46

Tornare da Roma e ritrovare Torino è sempre uno di quegli eventi che disorientano. Non più vicoli e vie torte, orde di olandesine e giapponesi, ma viali larghi e strade ortogonali. E al massimo qualche famigliola francese.
Poco male, ritrovo i miei tetti rossi e il ballatoio pieno di garofani e lavanda. E poi si riparte presto.
Di nuovo non ho saputo resistere in questi pochi giorni al fascino di Galleria Borghese.
Apollo e Dafne mi hanno tenuto immobilizzato quasi un'ora a girare in tondo, con un quesito sulla punta della lingua: ma lei, dico, non gliela poteva proprio dare?
Ché Apollo, in fondo, è pure un bel ragazzo, di buona famiglia, posizionato e automunito di carro del sole. Pare fosse pure innamorato! Mi stranisce tutta questa ritrosia, e per trasformarsi poi in alloro! Che, per carità, è fondamentale per l'arrosto -e anche l'amaro dei Fratelli Ferro- ma non così indispensabile da ambirne metamorfosi.
È stato poi un vagare distratto, il mio, di sala in sala.
Finchè non sono stato folgorato dal secondo complimento più bello della mia vita [del primo non si può dire per via di un contenzioso aperto con la Marina Militare]:
- Guarda quello - dice una voce alla mie spalle - ti somiglia quando sei arrabbiato!
                
GinocchiaAPunta
giovedì, 26 giugno 2008, ore 20:38

Meglio iniziare subito. Un giro di impronte digitali da prendere immediatamente, stando attenti a far bene scrostare le dita dalle cacche del naso e a lasciar di lato i giocattoli raccattati in discarica.
Perché la sicurezza inizia da subito, iniziamola quindi da innocui bambini spaccacazzo. Perché lo si sa, il cazzo lo spaccano alla grande 'sti carusi lerci che suonano la fisarmonica sui pullman o chiedono soldi davanti all'ospedale, ma da qui a 'digitalizzarli' tutti a prescindere credevo ce ne passasse.
Comunque, mai farsi impietosire, piuttosto, andare sempre oltre.
Perché non prelevargli qualche cellula e imbastire un bel progetto di ricerca per identificare il gene della zingaritudine. Pare che la terapia genica sia il futuro. Lo diceva anche l'esimio dottor Josef Mengele.
Dico, viso che il gene dell'idiozia non è ancora stato identificato...
               
GinocchiaAPunta
mercoledì, 25 giugno 2008, ore 17:19

Di oggi, neanche un minuto.    
GinocchiaAPunta
lunedì, 23 giugno 2008, ore 17:08

Caldo che non si può uscire prima del tramonto. Caldo da chiudersi dentro, gli scuri abbassati, a studiare la tecnica del pipistrello. Caldo da piedi nudi e pochi vestiti, da pavimento e bere gelato. Caldo che si dorme come in coma, con le finestre aperte.
Caldo che sorrido: riesco finalmente a far passare la mia pigrizia
naturale come necessità di sopravvivenza.         
GinocchiaAPunta
sabato, 21 giugno 2008, ore 18:22

Ginocchia: ma lo vedi anche tu quel leopardo che sta saltando sopra un coccodrillo col cappello?
Fukuda:
dove?
   
Ginocchia: lassù, proprio sopra i tetti delle case di fronte!
Fukuda:
ah, sì! Direi che il leopardo è perfetto! È il cappello che non mi convince, secondo me quello è un coccodrillo col ciuffo.  
Ginocchia: [ridendo] comunque, è rassicurante non essere del tutto pazzo!
Fukuda:
o che le forme di pazzia si rassomiglino un po' tra loro.
 
Ginocchia: certo che quando smettono di piovere, le nuvole, fanno cose assai più interessanti.
Fukuda: Già! Molto meglio di questa nefanda partita..      
GinocchiaAPunta
giovedì, 19 giugno 2008, ore 16:50

Fukuda: e che fai stasera?  
Ginocchia: mmh..  credo che poltrirò gaurdando l'enensima partita!
Fukuda: ah, beh, se c'è un altra partita so bene cosa fare! mi compro una vasca di gelato e mi siedo davanti alla tele a giocare al piccolo minatore.
Ginocchia: io invece credo che riempirò un tazzone di birra e ci sbriciolerò dentro le patatine.
Fukuda:
come i cereali. Sei proprio uno schifoso.   
Ginocchia: è che non ho fatto colazione stamattina.
Fukuda:
e vengo anch'io a far la colazione della sera?    
Ginocchia: ci mancherebbe! Ma porta il gelato, per favore..    
GinocchiaAPunta
mercoledì, 18 giugno 2008, ore 14:52

Iracondo, sì, ma come l'acqua cheta.
Che poi io, più che abitualità, la direi abilità.
 
        
GinocchiaAPunta
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categoria : ioodio
lunedì, 16 giugno 2008, ore 21:14

La linea suona libera. Un rassicurante tu-tu-tu all'aroma di proposta di legge.
Non so resistere, e al primo fiato all'altro capo del telefono sussurro "Smutandete che te aro!".
Adesso che nessuno ascolta più le mie telefonate, anche la mia vita erotico-telefonica ne ha guadagnato di molto. Me lo conferma pure Fukuda che ansima dall'altra parte.
Questa si che è tutela del cittadino, della sua praivasiprivata. Della liberté.
E poi, com'è rassicurante la parata militare del sabato sera. L'esercito schierato in pompa magna per le strade. Mi sento più sereno anche solo a immaginarmelo: i mitra spianati neri sulle divise verdi, così dannatamente glamour, passeggiare su una passerella di blindati sparsi. 
Ora sì che abbiamo finalmente l'aria di un paese civile. Dico, esiste un paese civile senza militari sparsi in giro a controllar documenti?
Avrei solo un piccolo appunto, una lieve lacuna nell'aggravante di clandestinità che tanto tutela il cittadino nella sua certa posizione di precario. A quando l'estradizione per il reato di annegamento clandestino?
    
GinocchiaAPunta
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categoria : ioodio
domenica, 15 giugno 2008, ore 11:33

La partita è nervosa.
E nonostante l'ortodossa osservazione dei riti mondiali -medesima formazione di intelletti, diciannove moretti, sette pacchi di patata che tira, due chili di insalata di riso, frittata di cipolle, rutto libero e commenti razzisti- le undici checche vestite d'azzurro e pettinate da Valentino Hair Styles non riescono a sfondare il muro delle maglie gialle.
Quando Muto sfrutta l'allegro passaggio di ritorno di un tamarro col pizzo sagomato e la basetta lunga che pare appena rientrato da una passeggiata sulle Ramblas, urla di giubilo e festa si diffondono con l'aggravante di clandestinità per il cortile.
Noi ci si guarda circospetti. Il nemico è alle porte: i dirimpettai del quarto, gli inquilini del secondo e forse anche i moldavi del terzo che solidarizzano. Cazzo!
Per fortuna bastano solo due minuti per riaversi dal trauma e gettarsi sul balcone urlando molto più forte del necessario.
Intanto la partita continua mediocre, grida a ondate. Rigori dati e parati.
Al triplice fischio, Mr Pear ci guarda attento e proclama, incerto tra l'orgoglio il disprezzo: "Finalmente ho capito perché il Sergente Hartman in 'Full Metal Jacket' dice «Qui non si fanno distinzioni razziali, qui si rispetta gentaglia come negri, ebrei, italiani e messicani; qui vige l'eguaglianza: non conta una minchia nessuno!».
Esco sul ballatoio a fumare, avvinto da tanta saggezza.
Adrian mi guarda e sbuffa Pall Mall. Infradito e T-shirt. Ci distingue solo la marca delle sigarette e il fatto che lui ha una bimba di una bellezza inarrivabile.
- Ehi, Radu! - gli grido - E l'hai vista la partita?
- Sì! Ma com'è finita? - sbeffeggia.
- Uno a uno - rispondo con rammarico.
Ridiamo.
E intanto prepariamo la scorta di birre per martedì.
O noi, o loro. Ma non i francesi, per favore. 
              
GinocchiaAPunta